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giovedì 5 marzo 2015
Birdman (2014) - Recensione
Recitare non è facile. Recitare una parte che discute la questione del recitare è ancora più difficile. Scrivere un film che agisce come metafora per l'intero mondo dello spettacolo, sembra impossibile.
Eppure Birdman ci riesce, e anche con notevole successo.
Rivelazione degli Oscar 2015, il film si è portato a casa ben quattro statuette. E, ricordiamo, si tratta di roba importante: miglior film, miglior sceneggiatura originale, miglior regia, miglior fotografia.
Ma tutte queste statuette, il film, se le è davvero guadagnate? Oppure siamo di fronte alle solite scelte dubbie che alimentano la percezione del magna magna dietro le quinte?
Diamo un'occhiata dietro le quinte insieme.
Sceneggiatura
La storia parla di Riggan Thompson, attore di successo decaduto che cerca di riconquistare il pubblico con il teatro. Nel film seguiamo le sue peripezie, problemi tecnici, conflitti con attori e parenti, il pubblico, la critica. E, soprattutto, siamo testimoni di superpoteri che l'attore possiede.
Noi come spettatori seguiamo tutte le vicende dietro le quinte dello spettacolo, come se fossimo parte del cast. Quasta scelta permette allo spettatore di cambiare visuale dalla platea ai camerini, mostrando tutti i problemi, i conflitti e le crisi che scorrono invisibili dietro le quinte. Si realizza che lo spettacolo in sè, l'insieme delle persone che recitano sul palco, non è altro che la punta dell'iceberg che galleggia su di una enorme quantità di lavoro e sofferenza di cui noi, come pubblico, non siamo resi partecipi.
La sceneggiatura ammicca al passato di Keaton, ed è facile vedere i parallelismi tra la vita del personaggio e dell'attore in carne ed ossa. Birdman è ovviamente Batman, di cui Keaton ha ricoperto il ruolo in passato. E il film vuole in qualche modo mostrare la vita di un uomo come Keaton, un attore, ex celebrità che cerca di riprendersi i favori del pubblico con lavori più impegnati.
Questo aiuta sicuramente a sfumare la linea di divisione tra realtà e finzione, sulla quale il film corre in maniera sapiente e che diventa a tutti gli effetti il tema fondamentale del film.
La sceneggiatura tocca però un numero vastissimo di temi collegati al mondo dello spettacolo, affrontati in maniera molto elegante e incastrandosi alla perfezione nel flusso continuo del film. Temi come la critica, il rapporto con il pubblico, il giudizio del pubblico sono tutti visti da una ottica che a noi. come pubblico, risulta nascosta, permettendoci di dare una nuova ottica su cosa sia, in realtà, la celebrità.
Regia
Il regista ha deciso di farsi notare con una scelta peculiare che forse è la caratteristica più evidente del film.
Mentre un film "tradizionale" non è altro che una sequenza continua di spezzoni incollati ad arte in un film, Birdman prende la struttura di un flusso di conscienza, dove una scena si versa nell'altra in maniera naturale.
Questo permette al film di scorrere come un fiume in piena, incastrando una scena dentro la sucessiva come in un flusso continuo.
Tale scelta aggiunge difficoltà alla realizzazione del film, una sfida di per sè già notevole. Saper gestire simili cambi di scena mantenendo le tempistiche e le struttre delle scene, l'illuminazione diventa una impresa pià che notevole.
La motivazione dietro una scelta così complessa è immediata quando si lega questa struttura al contenuto del film. Il protagonista principale è senza ombra di dubbio il teatro, e voler dare una simile forma ad un film, nonostante le difficoltà, sicuramente aumenta l'immersione nei temi trattati.
L'altra difficoltà che questa scelta comporta è che tutte le scene del film sono fatte in presa diretta. Niente tagli, niente transizioni, niente scene multiple: ogni scena del film è un piccolo dramma teatrale, che deve andare bene alla prima oppure si deve rifare daccapo. Questo lascia spazio alla bravura degli attori che tutti, nessuno escluso, danno mostra di doti recitative davvero eccezionali, e dà un sapore molto più anico e teatrale al film.
Questa scelta ha però anche i suoi svantaggi: infatti il film scorre in maniera continua, senza lasciare molto spazio di respiro allo spettatore. Non è necessariamente una scelta negativa, però sicuramente mette alla prova uno spettatore abituato ad un formato standard. Esso richiede uno sforzo mentale per seguire le scene considerevole, dilatando le due ore di film e facendole sembrare più del tempo reale.
Il confine dello specchio
Una nota particolare la merita la questione dei superpoteri. Dare al protagonista dei poteri come la telecinesi può sembrare una scelta curiosa, soprattutto considerato il tono realistico e messo a terra del resto del film. Qualcuno può considerarla una cavolata, forse a ragione. A mio parere questa scelta però ha una funzione molto importante al fine del film: serve a ricordarci che, nonostante il film cerchi di scavalcare il confine tra realtà e finzione, si tratta pur sempre di un film.
La sceneggiatura costruisce questa illusione che stiamo guardando qualcosa di verosimile, poi distrugge tale illusione mettendoci sotto gli occhi superpoteri ed effetti speciali, degni del miglior blockbuster. Questa rottura serve a farci riflettere: lo scopo del cinema non è altro che quello di creare l'illusione della realtà.
Questa scelta rende tale illusione evidente. Già nel resto del film ci sono diverse scene in cui si ammicca a ciò, partendo dal più realistico contesto di due attori che recitano una parte. Possiamo sempre capire quando un attore recita e quando è veramente se stesso? Allo stesso modo, possiamo capire il punto in cui l'illusione del cinema si distacca dalla realtà per creare una realtà sua, separata?
Questo tipo di sottigliezza è molto interessante, e il film riesce in maniera eccellente ad esprimere questo concetto.
Fotografia
Una nota speciale la merita la fotografia del film. Il film è eccellente da vedere, e ogni scena ha il suo tono e calore. Questo non è esclusivo a Birdman tra tutti i film candidati alla miglior fotografia. Ma allora perché è stato scelto questo film, sopra tutti gli altri?
Semplice. In quanto il film è dovuto essere ripreso in presa diretta in tutte le sue scene, questo ha implicato un numero non indifferente di problemi per il direttore della fotografia. Nessuna delle scene è completamente statica, e l'utilizzo di steadicam è continuo per tutto il film.
Questo implica che la pianificazione delle scene è di notevole difficoltà, richiedendo un lavoro preparatorio notevole, con numerose sperimentazioni e tentativi. Ciononostante, il film eccelle dal punto di vista visuale. Il riuscire a conquistare una sfida notevole come questa rende la statuetta per questo film un merito quasi necessario.
Una nota sulla musica
Mi premeva parlare di questo punto perché è un'altra questione che distanzia Birdman dalla maggior parte degli altri film.
L'intera colonna sonora (escludendo poche eccezioni) è composta da assoli di batteria. Non si hanno epiche colonne sonore orchestrate, ma assoli jazz di batteria, composte da un solo uomo. Esatto.
Può sembrare una scelta curiosa, però a posteriori si mescola bene con le varie scene in quanto evita di dare un tono particolare al film, lasciando il giudizio emozionale a carico dello spettatore.
Tuttavia, questa originalità non è stata premiata. Antonio Sanchez, il batterista autore della colonna sonora, a quanto pare è stato escluso dagli oscar in quanto il film contiene un rapporto troppo elevato di musica classica in confronto alla colonna sonora originale. Sanchez si è incazzato notevolmente e ha voluto fare causa. E' facile capire la sua rabbia: le sue doti come batterista sono davvero impressionanti, e il regista stesso ha ammesso di aver basato molte delle sue scene sulla energia del ritmo che riusciva a creare.
Il film nel complesso
Birdman è senza ombra di dubbio figlio dell'epoca postmoderna, dove la linea tra autore e opera si sfuma e quasi scompare. Senza ombra di dubbio un eccellente film dal lato tecnico, forse finisce per essere un pò troppo ricercato. Il contrasto tra le lodi della critica e i pareri critici del pubblico ne sono un indizio. Nonostante il cinefilo in me non può che apprezzarlo, lo spettatore in me ha apprezzato molti film candidati all'oscar più di Birdman. A volte, essere troppo tecnici nel voler trasmettere un messaggio implica che esso viene perso da chi invece cerca solo intrattenimento.
Tuttavia, nel complesso si può dire che si merita la statuetta di miglior film. Hollywood sta cercando sempre più negli ultimi anni di apparire più ricercato, preferendo eccellenze tecniche che ammiccano al passato dell'impero della pellicola. C'è sicuramente un atto masturbatorio in atto, in cui gli artisti di Hollywood si massaggiano l'ego con lavori che provengono da casa loro.
Questo però non toglie che la qualità del film è sicuramente notevole. Consigliato a chiunque adori il teatro e il cinema, in quanto dà numerosi spunti su cui riflettere.
domenica 1 marzo 2015
Lo Sciacallo (2014) - Recensione
Non è raro chiedersi, nel guardare video di eventi catastrofici, chi sono in verità i volti dietro la macchina, quelli che stanno riprendendo il tutto per distribuirlo al mondo. Chi sono questi individui? Quali sono le loro motivazioni?
Il film Lo Sciacallo, candidato per miglior sceneggiatura originale agli oscar 2015, affronta proprio questo argomento. C'è da dire che sia il nome in italiano che quello inglese del film (Nightcrawler è un tipo di lombrico che spunta fuori solo di notte) sono perfettamente idonei per identificare il protagonista del film, Lou, interpretato da un divino Jake Gyllenhaal. Ma andiamo con calma.
Lou fin dalle prime scene si caratterizza come un giovane che come tanti fa di tutto per guadagnarsi da vivere, con notevoli difficoltà. Divenrsamente da tanti però Lou appare non avere molti scrupoli nel modo in cui ottiene i suoi soldi.
Il termine sociopatico è il primo che viene in mente vedendo la sua totale mancanza di empatia verso gli altri.
Assiste ad un incidente, e la cosa che gli rimane più impressa dell'evento non è il corpo sanguinante di un uomo, ma un reporter d'assalto, uno sciacallo, che appare per fare qualche ripresa e sparisce poco dopo.
Lou si ritrova immediatamente attratto da un lavoro del genere, e scopre di avere un talento naturale per esso. La sua totale mancanza di empatia lo rende un gioiello per le reti locali, che si aggiudicano i suoi video pieni di sangue e violenza per cifre notevoli.
Lou, cinismo e pianificazione
Il film, però, sfrutta la questione deviata e morbosa dello sciacallaggio non come puro intrattenimento informativo, a mò di documentario. La parte più interessante è che il regista lo usa come un contesto in cui descrivere Lou, che è il vero protagonista del film. Lui è così tanto portato per questo lavoro da fare paura alle stesse reti televisive e colleghi sciacalli.
Lou è sicuramente un giovane intelligente, forse anche superiore alla media. E' evidente che tutto quello che fa, tutti i rischi che corre, non sono mai a vuoto, ma hanno sempre uno scopo preciso, e spesso egoistico. Durante il film si finisce per avere paura di lui, questo antieroe che non ha assolutamente alcuno scrupolo.
Gyllenhaal è davvero incredibile nel suo ruolo. Jake ha sempre dato il meglio di sè in tutte le parti che ha recitato, ma in questo film è davvero superiore alla media, tanto da domandarmi perché non sia stata considerata una sua candidatura ad un oscar.
Non lo dico con leggerezza. Nel film, Gyllenhaal non esiste. Esiste solo Lou, con il suo cinismo e fredda calcolatezza. Jake ha perso ben dieci chili per entrare nel ruolo, e la differenza si nota chiaramente, diventando quasi irriconoscibile.
La passione e coninvolgimento che Gyllenhaal mette nel ruolo è davvero impressionante. In una particolare scena in cui doveva rompere uno specchio, si è tagliato una mano, necessitando di punti di sutura.
Regia impeccabile
Le inquadrature del film ci mettono a noi, spettatori, come passanti, testimoni della vita deviata di Lou. Le telecamere sono sempre a livello degli occhi, permettendoci di osservare le scelte di Lou da un punto di vista umano, livellato, non moralista.
E' come se noi fossimo dei reporter della vita di Lou, osservando in maniera distaccata la sua vita, giudicando le sue azioni con un metro di giudizio distaccato e cinico esattamente come il suo.
Il film nasconde dietro di esso una critica alla gioventù moderna. Lou è figlio di internet, e come tale ha sviluppato un livello di conoscenza notevole, a scapito della sua umanità. Lo vediamo vivere le sue giornate recluso in casa, davanti a uno schermo.
Il regista ovviamente critica questo tipo di atteggiamento, probabilmente giudicandolo troppo disumanizzante. E forse ha ragione. Non si fatica a credere che Inernet possa generare individui come Lou, freddi e distaccati dalla sofferenza altrui.
Il film nel complesso è coerente, ben strutturato e piacevole da guardare. Il debutto alla regia di Dan Gilroy può essere considerato un successo, specialmente considerato quanto semplice può essere cadere nella banalità e nella scontatezza con un tema come questo.
Oltre il film, un messaggio
Nota di credito va data alla sceneggiatura. Lou, anche se ha comportamenti al limite del criminoso, è solamente un reporter. E' distaccato dagli eventi, e come tale non fa parte del bene o del male. Mentre i veri criminali, quelli davanti il suo obiettivo, la pagano, lui, che si trova dietro tale obiettivo, spesso riesce a farla franca.
La classica formula da favoletta americana in cui i cattivi perdono e i buoni vincono si spezza. Stiamo assistendo ad un reporter che osserva quei crimini, che li osserva da lontano in maniera distaccata, senza lasciarsi coinvolgere. Il buonismo da osservatore svanisce quando ci rendiamo conto che ci sono crimini morali che si possono compiere senza intervenire direttamente, proprio come la intrusiva telecamera di Lou.
Quello che rimane è che il crimine sta solo sullo schermo televisino, ma anche attorno ad esso. Tutta la struttura giornalistica ha le mani sporche. Ma noi, come osservatori esterni, passivi, non possiamo vedere oltre i limiti dello schermo,e in tale modo lasciamo correre tale sudiciume, solamente perché non ci rendiamo conto che esiste.
Il vero crimine è solo quello che viene riconosciuto come tale. Ma se non sappiamo neanche che esiste, come facciamo a riconoscerlo?
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